Modelli di business e start-up
Intervista a Daniele Dellafiore

Sei in: Vivi le Valli » Economia » Modelli di business e start-up
Intervista a Daniele Dellafiore

Dec 11, 2013 gianluca (0)

Daniele DellafioreCos’è una start-up? Ormai se ne sente parlare un po’ ovunque. Per trovare una definizione adeguata abbiamo preso l’indicazione che ne dà Riccardo Luna sul suo libro “Cambiamo tutto!” e che riporta:

Una start up è un progetto innovativo, è sempre rischioso, è un sogno personale che prova a rispondere ad un bisogno collettivo e che se funziona, se trova mercato, può diventare un’azienda. Creare il lavoro perduto”.
La nostra riflessione parte da qui.

 

CASI DI SUCCESSO

Le start-up più famose sono quelle di Google, Apple, Facebook. Anche in Italia non mancano casi eccellenti. Arduino, ad esempio, è una scheda open-source creata da un giovane innovatore che permette di realizzare un’infinità di prototipi, accelerando l’apprendimento dei principi fondamentali dell‘elettronica e della programmazione. Di esempi come questo ce ne sono tantissimi: per avere un’idea di quanto sia in fermento il mondo delle start-up digitali in Italia, è sufficiente visitare il sito startup.indigenidigitali.com e verificare nella mappa geo-localizzata cosa si sta muovendo sul tessuto nazionale.

 

INVESTIRE SUGLI ITALIANI

Il punto quindi è riuscire a mettere in contatto i cosiddetti “start-upper” e i loro finanziatori. Tra i progetti che oggi in Italia stanno producendo i migliori risultati in questi termini spicca quello di SiamoSoci, la piattaforma web nata a fine 2011 che attraverso un semplice meccanismo in rete, collega le start-up innovative ai potenziali investitori. Seppure sia giovanissima, questa realtà vanta già dei numeri straordinari: in soli 2 anni ha raccolto oltre 3000 investitori con un dichiarato potenziale di investimento di oltre 100 milioni, raccolto manifestazioni di intersse al finanziamento per oltre 6 milioni e finanziato 20 imprese su 30 proposte in cui hanno partecipato 150 diversi investitori privati.

 

DANIELE DELLAFIORE

Per capire meglio quale sia il polso delle start-up in Italia abbiamo interpellato Daniele Dellafiore, considerato uno tra i più qualificati apripista. Milanese, 36 anni, software engineer, Dellafiore è stato tra i primi a intuire l’importanza di mettere in contatto i progetti creativi con chi poteva fornire loro la linfa giusta per farli crescere. Da qesta intuizione Dellafiore ha creato StartMiUp, un’organizzazione – cita il sito – “che vuole aiutare la cultura delle start-up a crescere e prosperare a Milano e in Italia. Oggi Daniele – grazie alla sua vasta competenza nel campo – collabora anche con Siamosoci.

 

CARPE DIEM

Una start-up diventa tale quando il suo creatore ha in testa un prodotto pensato per il grande pubblico e che abbia un’elevata componente digitale – spiega Dellafiore alla luce soprattutto della sua esperienza con StartMiUp . Prima di cercare i fondi per partire, il nostro ruolo sta nell’aiutare questa idea ad avvicinarsi il più possibile al prototipo funzionante, a raffinare meglio il modello di business e a stendere un piano economico chiaro e strutturato. In tutto questo processo, la componente digitale costituisce la leva centrale. Rappresenta un potenziale altamente coinvolgente, diffuso ormai in tutti i settori produttivi. È molto trasversale. Ci sono pochissimi ambiti che possono dirsi impermeabili al digitale. È questo trend che spinge moltissime aziende ad interessarsi alle start-up, e le più coinvolte sono quelle che fanno innovazione”.

 

VELOCITA’

In tutto questo processo, il tempo gioca un ruolo fondamentale. “Una start-up può decollare o naufragare

nell’ordine di pochissimo tempo. Tutto dipende dalla rapidità con cui si è in grado di fornire gli elementi necessari ad alimentare questa idea. Servono quindi condizioni peculiari affinché quel progetto, quello studio, possa emergere e proseguire nel suo percorso. Se si dovessero attendere i tempi utilizzati ad esempio dai canali tradizionali di finanziamento, difficilmente una start-up potrebbe vedere la luce. Il solo fatto di dover attendere almeno sei mesi per permettere all’analista di fare un quadro generale del progetto rischia di far diventare già vecchia l’idea rispetto a come si è evoluto il mercato”.

 

VALUTARE UN’IDEA

Se una start-up ha le premesse per decollare lo si capisce dal “pitch”, ossia la presentazione che ne fanno i loro promorotri. “Se la start-up funziona e supera questo primo sbarramento, bisogna poter disporre del finanziamento necessario in tempi immediati, che sia verificabile a volte nel giro di sole 48 ore. Siamosoci va in questa direzione.

Oggi Siamosoci annovera più di 3000 investitori registrati tra grandi e piccoli, con un investimento minimo di 5mila euro. Il vantaggio più rilevante? Il fatto che il passaggio tra investitore e start-up è immediato. Per il founder poi, c’è l’opportunità di scegliere la start-up più convincente, magari scegliendola tra quelle disponibili perché coinvolta nel settore in cui lavora il founder stesso. Con quote di investimento anche ridotte, quindi, si possono ottenere moltissimi ritorni, favorendo la ricerca e lo sviluppo.

Per la start-up, la piattaforma di Siamosoci dà modo di accedere ad una rete molto ampia di investitori, tra i quali possono esserci anche grosse aziende. E questo rappresenta un bel vantaggio”.

 

PILLOLA ANTI-CRISI

Chi opera nelle varie strutture del tessuto legato alle start-up crede molto nell’opportunità di questo strumento – puntualizza Dellafiore -.Se riflettiamo, l’effetto distruttivo generato dal digitale ha completamente stravolto moltissimi mercati. Stiamo assistendo ad un cambiamento culturale e sociologico straordinario, che spingerà sempre di più ciascuno di noi a dare una veste sempre più imprenditoriale della propria carriera professionale. Prendiamo i nostri genitori: per loro il modello formativo e professionale a cui facevano riferimento era quello definito e inquadrato dalla gerarchia scolastica delle superiori, università, per qualcuno il master e poi ingresso in azienda. Era il modello del posto fisso. Oggi, per una vasta porzione di ragazzi, vale sempre meno, per non dire del tutto. Il futuro professionale tende verso la figura indipendente. E le start-up vanno proprio in questa direzione”.

 

Secondo Dellafiore, per favorire questa trasformazione servono strutture burocratiche e legali che agevolino la nascita e la gestione delle aziende. “Tutto ciò impatterà moltissimo sulle università sul modello di formazione dei nostri figli. Il cambiamento è ormai in corso. Non ci resta che cercare di svilupparlo in modo positivo, facendo crescere un sistema sano in cui l’imprenditore è al centro del modello”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *